Come fare testamento (e vivere sereni).

Il testamento è un importante atto dove imprimi, nero su bianco, le tue volontà così lasciando ai posteri una forma di manifesto di ciò che senti di dover affidare.

L’esistenza di varie tipologie di testamento, olografo, pubblico, segreto, favorisce la disponibilità a testare, atto che può risolvere molte problematiche a monte.

Fai con calma

L’animus testandi.

Per prima cosa occorre ricostruire la tua posizione, individuando i familiari e le persone a cui vuoi lasciare e il patrimonio da destinare loro.

Lo spirito che anima ogni testatore è quello di proteggere i propri cari. Con un testamento scritto di tuo pugno, potrai, infatti, mettere ordine ed evitare che un domani tra gli eredi si accendano asperrime diatribe.

Adatta l’atto alle reali esigenze

A chi e che cosa?

Ti consiglio di cominciare con la nomina dei tuoi cari per nome e cognome.

Coloro ai quali intendi lasciare il tuo intero patrimonio, indistintamente, possono essere indicati quali eredi universali.

Coloro ai quali, invece, intendi lasciare un singolo bene andranno chiamati legatari.

La differenza tra erede e legatario sta, nel primo caso, nell’essere beneficiario di tutto il tuo lascito patrimoniale, nel secondo, di uno o più specifici beni indicati.

Tieni in conto che, indipendentemente dalla tua volontà, il codice civile [1]artt. 536 e ss. c.c. riserva importanti quote del tuo patrimonio, dette “indisponibili”, al coniuge, ai figli e ai genitori.

Defalcata la quota di riserva, resta la quota disponibile di cui può beneficiare chiunque.

Lo schema delle quote è il seguente:

Se il defunto lasciaQuota riservataQuota disponibile
solo il coniuge1/21/2
Coniuge più un figlio1/3 al coniuge e
1/3 al figlio
1/3
Coniuge più due o più figli1/4 al coniuge e
2/4 ai figli (da dividere)
1/4
Solo un figlio1/21/2
Solo due o più figli2/3 (da dividere)1/3
Solo ascendenti1/3 (da dividere)2/3
Coniuge più ascendenti1/2 al coniuge
1/4 agli ascendenti (da dividere)
1/4

Scelti i tuoi eredi, dovrai quindi indicare di quali beni o diritti intendi beneficiarli.

In questa delicata fase il ventaglio di possibilità si amplia molto. Tra gli altri, possono essere oggetto di lascito libri, quadri, quote sociali, titoli azionari e obbligazionari, immobili come case e studi, collezioni.

Laddove lo desiderassi, potrai apporre condizioni affinché il chiamato all’eredità possa diventare erede, detta sospensiva, o perda tale qualità, detta risolutiva. Ad esempio, una condizione sospensiva può essere costituita dal conseguimento di un titolo di studio, mentre una risolutiva dalla mancata opera di cura di una persona prossima o di volontariato.

Analogo discorso vale per il legato, cioè il bene che lasci (o, meglio, leghi) in favore del legatario.

Il legatario non parteciperà all’eredità, non essendo un erede, e gioverà solo di quanto gli lasci, sia un bene mobile, un quadro o una collezione.

Attenzione alle quote disponibili

Olografo è “fatto a mano”.

Occorrente: carta e penna, cum grano salis.

Il testamento olografo va redatto di proprio pugno.

Perché sia formalmente valido devi redigerlo in corsivo integralmente di tuo pugno, datarlo e firmarlo [2]art. 602 c.c.. Si, va bene anche scriverlo in stampatello (se è per te solito usarlo), ma mai al computer.

Requisiti di forma.

L’olografia ha ragione di esistere perché anche tramite la tua grafia imprimi un carattere unico al tuo atto che risulterà molto arduo manipolare.

Si parla, infatti, di personalità e abitualità dell’olografia, proprio perché con lo scritto identifichiamo l’individuo nel tempo.

A proposito, se desideri apportare aggiunte, glosse, interlinee, scarabocchi o cambiare certe disposizioni è sempre bene che tu scriva un nuovo testamento, sostituirà il precedente e sarà più forte di qualsiasi versione “rimediata” intellegibile solo agli scriba.

Olografia, al suo meglio.

La data conferisce al tuo atto una collocazione nel tempo, che ti servirà anche qualora volessi modificarlo o sostituirlo successivamente (ad esempio, per la nascita di un figlio, per cambiamenti dei tuoi averi). Puoi inserirla all’inizio o alla fine dell’atto, sempre prima della firma.

Scrivendo anche il luogo di redazione, assieme alla data, collocherà nello spazio l’atto, così conferendogli ulteriore corposità.

La sottoscrizione è il suggello alla fine dell’atto, cioè la conferma definitiva che tutto ciò che hai scritto sopra corrisponde al tuo volere, usa nome e cognomi completi ed evita pseudonimi.

Firma in calce tutte le pagine del testamento, non a latere.

Come accorgimento redazionale, ti consiglio di non lasciare troppi spazi bianchi o “buchi” tra i paragrafi, pur mantenendo un equilibrio nel corpo dell’atto, eviterai allografie indesiderate.

Ti accorgerai anche che, redigendo nuovamente il testamento, pondererai con più calma ogni parola posata.

Redigi il tuo testamento in più esemplari identici e lasciali a chi di tua fiducia.

Il testamento, infine, sarà pubblicato dagli eredi con verbale notarile per renderlo noto a chiunque.

Buona scrittura!

Vuoi ricevere informazioni? Allora contattaci per i chiarimenti che desideri.

Avv. Giovanni Paolo Sperti

Riferimenti e fonti[+]

Riferimenti e fonti
↑1 artt. 536 e ss. c.c.
↑2 art. 602 c.c.
Giovanni Paolo Sperti

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